I have the simplest tastes. I am always satisfied with the best

 

 Oscar Wilde 

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Ha ancora senso progettare in Italia? Ha ancora senso pianificare, prevedere il futuro, presagire in che modo una realizzazione si comporterà dentro una realtà composita e in continua mutazione. Ha ancora senso approfondire le specifiche tecniche, studiare il particolare per dar forma al generale, formalizzare esperienze pregresse in una conoscenza globale che abbia ricadute sul da farsi, sulle modalità di realizzazione, seguire le procedure come stabilito da legge perseguendo l’opera ben fatta.

Mi chiedo se abbia ancora senso progettare.

Mi chiedo se abbia ancora senso progettare in un paese, nel quale la politica ambientale è predeterminata dalla emergenze; in un paese nel quale le direttive europee, se pure hanno un senso, vengono interpretate con l’obiettivo di favorire lobby grandi o piccine. In un paese dove le grandi opere non sono pensate per spingere la collettività verso il futuro, non sono concepite come volano di ricadute di contenuti e di tecnologie verso grandi rami del sapere scientifico, e non sono neanche pensate per dare sbocco di occupazione a fasce di addetti senza reddito; ma sono esclusivamente ideate perché favoriscano i pochi, veicolino fondi poco trasparenti, e obblighino al superamento delle procedure standard.

In un paese del genere ha senso progettare?

Ha senso progettare in un paese dove mille normative collidono una con l’altra, ove l’interpretazione della legge favorisce solo il più forte o l’avvocato più smaliziato, dove la declinazione della norma non segue l’etica del rispetto della collettività ma solo il profitto del più prepotente, del più furbo. Ha senso progettare in un paese dove mille centri di potere, non guardano un obiettivo comune, non spingono - anche da prospettive differenti - il paese in un’unica direzione, non si confrontano sui temi, sui contenuti, sui numeri, sulla realtà in base a un sentire comune.

E infine ha senso progettare in un paese dove il progetto migliore non è mai premiato; il merito non si consegue tramite la competenza, lo sforzo, l’immaginazione; dove le gare le vincono gli amici, gli amici degli amici, o coloro che promettono prebende. Ha senso progettare in un paese come questo?

Non siamo in grado di dare una risposta compiuta, tuttavia se il progettare, come il pensiero, è l’unica forma di difesa che abbiamo verso il fluire delle cose, per dare sostanza ai nostri desideri, per risolvere, il più possibile prima e prima che sia troppo tardi, i piccoli e grandi problemi che contaminano l’esecuzione del manufatto, per contenere lo spreco di risorse cosciente o incosciente che sia; allora come la ragione rimane antidoto alla follia, così il progettare, rimane bussola di salvezza per il navigante prudente.

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