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 Oscar Wilde 

Ecoblog

I sistemi di accumulo per gli impianti fotovoltaici

Uno dei maggiori risentimenti che tormenta il proprietario di un impianto fotovoltaico è l’incapacità di utilizzare tutta l’energia autoprodotta. Durante il giorno, quando ha luogo la produzione di energia elettrica da moduli fotovoltaici, la maggior parte delle persone è assente da casa per lavoro. Spenti la maggior parte degli elettrodomestici e le luci, le abitazioni possono autoconsumare solo una minima parte di ciò che l’impianto fotovoltaico produce. Il risultato è che gran parte dell’energia elettrica prodotta viene immessa in rete.

A meno che non vi siano particolari accortezze nella progettazione degli impianti – pompe di calore, cucine elettriche, ecc -  molta energia prodotta viene ceduta alla rete. Normalmente viene giudicato buon risultato un autoconsumo del 60/70%. Non è raro che si registrino performance minori. Ricordiamo che il quadro normativo prevede un rimborso per kWh ceduto molto più basso di quanto in realtà si paghi l’acquisto del kWh. Il costo di un kWh acquistato dalla società distributrice è pari mediamente a 0,25 € a fronte di un ricavo, nel caso di cessione, pari a circa la metà ± € 0,10/0,12.

I sistemi di accumulo (storage) elettrico “mettono da parte” l’energia elettrica per poi restituirla quando serve. Nel caso di impianti fotovoltaici dotati di storage, quando i moduli producono energia elettrica che non viene utilizzata, i dispositivi di accumulo la immagazzinano per un utilizzo successivo. In assenza di produzione fotovoltaica, le batterie mettono a disposizione l’energia elettrica prodotta precedentemente. Ciò significa che possiamo alimentare le nostre utenze con l’energia autoprodotta (gratis) senza acquistarla dalla rete, con risparmi considerevoli sulla bolletta.

Questa innovazione apre un ventaglio di possibilità molto grande. Si pensi al caso di un nucleo familiare che utilizzi un veicolo a trazione elettrica. Durante il giorno l’impianto produce energia elettrica e l’immagazzina nel sistema di storage. La notte, a veicolo fermo, l’energia autoprodotta e accumulata può ricaricare il veicolo per l’utilizzo il giorno seguente. Ove vi fosse la possibilità di realizzarla, una pensilina fotovoltaica può costituire, al contempo, ricovero e stazione di ricarica per il veicolo stesso.

I dispositivi di storage possono essere principalmente di due tipologie: batterie al piombo e quelle al litio. Queste soluzioni sono entrambi applicabili sia per i nuovi impianti fotovoltaici sia per le installazioni esistenti, che possono essere soggette ad azioni di retrofit. Inoltre, gli accumuli hanno la capacità di rendere più affidabile l’impianto ed entrare a supporto del sistema nei casi di emergenza o black out della rete.

Per i sistemi di storage domestici utilizzati per gli impianti fotovoltaici, parliamo di sistemi di accumulo elettrochimici. Il processo elettrochimico di ossidoriduzione permette il passaggio e quindi l’immagazzinamento delle cariche elettriche. Le batterie al litio hanno il vantaggio di avere un ciclo di vita sicuramente più lungo del piombo (fino a dieci anni), ma lo svantaggio di essere più costosi. La tecnologia al piombo permette la realizzazione di apparati economici ma risente maggiormente di elementi quali la temperatura dell’ambiente; la profondità e il tempo di scarica. Mentre le batterie agli ioni di litio hanno un capacità di scarica del 90%,quelle al piombo hanno una profondità di scarica massima del 50%.

Negli ultimi anni, al pari dei dispositivi fotovoltaici, i sistemi di storage hanno subito una contrazione dei prezzi molto interessante. Questo abbattimento dei costi, associato alla possibilità di utilizzare la detrazione fiscale (50% sui costi sostenuti), di fatto, rende molto competitivi sia il loro acquisto in maniera singola, sia l'acquisto nella combinazione completa moduli fv/inverter/storage.