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 Oscar Wilde 

Ecoblog

La casa ideale al tempo del fotovoltaico “senza incentivi”

 Qual è la casa ideale?

la casa ideale secondo JimmyProbabilmente ognuno di noi ha in mente come dovrebbe essere la sua casa ideale: piccola, grande, luminosa, spaziosa, funzionale, colorata, minimale, ricca, accogliente, calda, fresca. Naturalmente “De gustibus non disputandum” caro ai nostri avi, va sempre bene. Tuttavia vi sono alcuni punti fermi che valgono come comune denominatore e possono essere sintetizzati brutalmente in: comfort abitativo, estetica e funzionalità, economia di gestione. Tralasciando in maniera colpevole i primi due punti, spendiamo alcune parole sull’economia di gestione. 

L’economia di gestione può essere raggiunta seguendo due criteri:

  1. consumare meno (ovvio!);
  2. produrre noi stessi l’energia necessaria.

Un criterio non contraddice l’altro. Il primo, lo possiamo perseguire con l’efficienza energetica; per la produzione di energia, invece, abbiamo a disposizione più tecnologie: pompe geotermiche, pannelli solari termici, moduli fotovoltaici, microeolico (sfruttando rigorosamente le risorse “gratuite” naturali).

Molti pensano che gli impianti fotovoltaici abbiano un grande futuro... alle spalle.

17 Gigawatt di impianti fotovoltaici installati in Italia nel giro di pochi anni rappresentano un risultato straordinario. Il mercato italiano ha bruciato traguardi fino a pochi anni fa impensabili. Una politica incentivante, a volte fin troppo generosa, che in alcuni casi ha consentito anche storture speculative, ha permesso la crescita di un tessuto imprenditoriale giovane e dinamico, in grado di realizzare un parco impianti di circa 300.000 unità. Ciò potrebbe far pensare a una saturazione del mercato. In realtà, terminata questa fase pioneristica e avventurosa, il settore, se ben disciplinato, potrebbe ancora dare il suo contributo alla crescita della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili e con essa alla ripresa economica del paese e all’occupazione.

Quello che sicuramente manca oggi, è un dibattito basato su dati oggettivi.

Numerose critiche hanno investito il settore in questi ultimi mesi. Da qui al 2033 il monte incentivi sarà pari a circa 113 miliardi di euro, pari a una spesa di € 6,5 miliardi annui. Un dispendio di risorse che ha sollevato molti interrogativi. Ma gli attacchi arrivano soprattutto da chi detiene interessi nel campo della produzione tradizionale di energia elettrica. Ed è molto chiaro il perché. L’arrivo sul mercato di un esercito produttori, piccoli, ma molto numerosi, ha messo in crisi un sistema sopravvissuto per decenni senza competizione.

Senza entrare nel vivo del dibattito, vorrei solo ricordare alcuni elementi che spesso si dimenticano (o si omettono) quando si affronta l’argomento. A fronte dell’ammontare annuo incentivato esistono voci di “ricavo” economico da parte dello Stato, e quindi a beneficio della collettività. Parliamo in questo caso di:

  1. fiscalità di ritorno sugli impianti (IMU + IRES, IRAP),
  2. riduzione delle importazioni di gas con risparmi valutati per circa un miliardo l’anno (cfr. G.B. Zorzoli “Assalto alle rinnovabili” da Quale Energia del luglio 2013),
  3. contenimento dei picchi di costo del prezzo dell’energia sul mercato elettrico (fenomeno del peak shaving).

Tutto ciò, tralasciando le ricadute in termini ambientali sul territorio o di democratizzazione del sistema energetico nazionale nel tessuto imprenditoriale.

Non esiste una soluzione ottimale.

Il contesto urbano (città/campagna), il clima (vento/sole), lo spazio a disposizione per gli apparati, la capacità di investimento sono tutti elementi che spingono in una direzione o nell’altra. Negli ultimi anni il ventaglio di soluzioni a disposizione è aumentato ed è cresciuta la disponibilità del mercato di offrire prodotti validi a costi contenuti. Come tutti gli eventi umani anche la decrescita dei costi delle tecnologie non procede con uniformità. Lo shock che ha investito i prezzi dei prodotti fotovoltaici in questi ultimi anni non ha pari. 

Per tale motivo oggi abbiamo la possibilità di mettere in campo dispositivi per la produzione di energia elettrica con un rapporto tra valore investito e capacità produttiva molto interessante. Con 3 kWp installati alla latitudine di Roma, possiamo produrre in un anno quasi 4.000 kWh. Tuttavia, di questa energia prodotta in un’abitazione tradizionale riusciamo consumare al massimo un 40%. Ciò per una serie di motivi; perché quando l’energia è prodotta (durante il giorno) nessuno è in casa, perché i consumi di energia più importanti avvengono la sera o la notte quando l’impianto fotovoltaico non produce, perché per il riscaldamento e l’acs tradizionalmente usiamo energia fossile. Siamo, quindi, obbligati a scambiare energia con la rete.  

Le tradizioni cambiano.

Combinando l’uso dell’impianto fotovoltaico con le pompe di calore potremmo operare una sinergia tra il surplus di produzione elettrica autoprodotta e il fabbisogno di energia termica della casa. Tanto più che oggigiorno i sistemi più avanzati di riscaldamento funzionano con temperature relativamente basse (rispetto ai radiatori). Possiamo quindi ben affermare che i 4.000 kWh prodotti dal fotovoltaico, potrebbero rappresentare una copertura sufficiente di un sistema equilibrato a supporto dei servizi di una abitazione fornita di tecnologie rinnovabili in maniera bilanciata.

Lasciamo i massimi sistemi e concentriamoci ora sull’opportunità di realizzare un impianto fotovoltaico per la nostra abitazione. Parliamo, quindi, di impianti domestici. Nonostante il Quinto Conto Energia sia terminato al luglio di quest’anno, vi sono ancora numerosi vantaggi per chi desidera dotarsi di un impianto fotovoltaico, tra questi i principali sono:

  1. E’ ancora possibile utilizzare la detrazione del 50% sull’investimento iniziale;
  2. Si può abbattere il costo della bolletta elettrica grazie all’autoconsumo;
  3. Grazie allo scambio sul posto, a fine anno, è possibile farsi rimborsare l’energia prodotta e non consumata.

Significa che il cliente che abbia installato un sistema fotovoltaico sulla propria casa può portarsi in detrazione fino al 50% delle spese affrontate con dieci rate annuali, autoconsumare l’energia prodotta e, grazie al regime del contratto di scambio sul posto, monetizzare l’energia prodotta e non consumata a fine anno. I beneficiari della detrazione fiscale possono essere i proprietari, i locatari e comodatari, soci di cooperative divise e indivise, imprenditori individuali per gli immobili non rientranti fra i beni strumentali.

Per definire meglio lo scenario entro il quale ci muoviamo, passerei a un esempio pratico.

Il riferimento è all’andamento dei prezzi del mercato nel primo semestre 2013. Un impianto a servizio di un’abitazione di 3 kWp è venduto a quotazioni che non superano gli € 8.000. Realizzato nell’area di Roma e con una esposizione ottimale può facilmente raggiungere la produzione di 1.300 kWh/annui. Per prudenza inseriamo nella nostra simulazione economica il dato di 1.250 kWh. Un altro dato in nostro possesso è il consumo di energia autoconsumata che, come detto in prece cedenza, è pari al 40% dell’energia prodotta.

A questo punto combiniamo i dati in nostro possesso e vediamo quello che esce fuori. Mettiamo in relazione:

  1. la produzione dell’impianto,
  2. la sua durata,
  3. il costo del sistema,
  4. le spese per la manutenzione e per gli altri oneri,
  5. il risparmio in bolletta,
  6. il rimborso con lo scambio sul posto,
  7. la detrazione fiscale.

Otteniamo il ritorno dell’investimento in circa 8 anni. E possiamo valutare un beneficio economico nell’arco della vita utile dell’impianto di 25 anni pari a un importo superiore ai  € 14.000. Con nostro stupore ci rendiamo conto che il risultato è confrontabile con i parametri al tempo dei Conti Energia.

E la nostra casa ideale è, rispetto al passato, molto più a portata di mano.