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Razionalizzazione dei costi energetici nella rete di illuminazione pubblica - Il contesto

In Italia per l’illuminazione pubblica è destinata una quantità di energia elettrica pari al 2% dei consumi elettrici totali (> 6 TWh). E’ indubbiamente un dato pesante per ciò che riguarda la spesa pubblica della collettività. Ciò nondimeno, il dato deve essere osservato anche dal punto di vista della sostenibilità ambientale. Ossia i consumi di energia elettrica si possono tradurre in maniera indicativa, in tonnellate di CO2 immesse nell’atmosfera. Facendo riferimento al fattore di emissione standard per la produzione di energia elettrica in Italia, sappiamo che per ogni MWh prodotto viene dispersa nell’aria CO2 pari a 0,42t. Parliamo quindi di circa due miliardi e mezzo di tonnellate di CO2 immessa in atmosfera

Più nel particolare, è ormai noto di quanto le spese di gestione corrente delle amministrazioni pubbliche per gli oneri d’illuminazione pesino nel bilancio comunale. Molti sono gli elementi che contribuiscono all’aggravamento delle spese: scarsa manutenzione, obsolescenza degli apparati, sistemi antiquati, poca efficienza della rete, contratti non aggiornati.

Nel corso degli anni, a seguito sia della liberalizzazione del mercato (e l’azione di nuovi attori nel settore dell’offerta energetica) come anche dell’espansione urbanistica dei comuni, il sistema di illuminazione pubblica ha subito cambiamenti, variazioni, espansioni. Questi mutamenti hanno comportato sovente uno sviluppo del sistema caotico, con ingrandimenti ed espansioni di cui spesso si perde traccia. L’effetto di tale stato di cose è una contabilità difficoltosa e dispendiosa per l’apparato amministrativo.

La necessità di adeguare il sistema d’illuminazione pubblica in coerenza con le normative vigenti e a favore della sicurezza della collettività, rappresenta un’ottima occasione per implementare la rete utilizzando tecnologie e apparati per la riduzione dei consumi energetici. Il mercato attuale offre numerose soluzioni e tecnologie, anche economiche, che permettono una razionalizzazione del sistema in un’ottica di efficentamento e di risparmio energetico.

Uno strumento utile, in tale senso, è il Piano Regolatore Illuminazione Comunale, PRIC (Cfr Ancitel, “Linee Guida Operative per la gestione degli impianti di Illuminazione Pubblicahttp://www.anci.it/Contenuti/Allegati/Linee%20Guida_%20Ancitel%20E&A_final1.pdf). Il Pric è uno strumento di programmazione a cura delle amministrazioni comunali per il controllo e la pianificazione degli impianti d’illuminazione esistenti sul territorio comunale. Il PRIC, integrato con gli altri strumenti di piano (Piano Regolatore Comunale, Piano Urbano del Traffico, Piano energetico, Piano Rifiuti ecc.), ha come obiettivo il miglioramento complessivo della gestione del territorio urbano. Alcune Regioni italiane hanno reso obbligatoria l’adozione del PRIC tramite legge regionale, e alcuni comuni si sono conformati. In breve il PRIC si configura come una roadmap per la progettazione illuminotecnica del territorio comunale. Ossia, persegue il fine di adeguamento, rinnovamento ed efficientamento dell’illuminazione pubblica, tenendo conto del tessuto urbano esistente.

Queste sono le fasi previste nel PRIC:

  1. Rilievo e analisi dell’illuminazione esistente;
  2. Classificazione delle diverse aree urbane;
  3. Classificazione di elementi urbani di particolare significato (monumenti, chiese, piazze) anche in rapporto con altre zone adiacenti;
  4. Pianificazione degli interventi da effettuare nelle diverse aree;
  5. Progettazione illuminotecnica per l’attuazione degli interventi.

Piano Regolatore Illuminazione Comunale o PRIC

L’appropriato esame dell’impianto d’illuminazione pubblica è fondamentale per un intervento di riqualificazione energetica, “se lo posso misurare, lo posso migliorare”. Gli intenti sono la riduzione dei consumi di energia elettrica e l’abbattimento dei costi. Bisogna comunque evidenziare come la riqualificazione energetica dell’impianto non ha nulla a che vedere con la sua “messa a norma” che per Legge è obbligatoria. Resta indubbio che i due interventi debbano essere condotti di pari passo, ove ve ne sia la necessità.

La valutazione dell’impianto come illustrata in precedenza è chiamata “Audit Energetico” (cfr. Enea “Linee Guida – i fondamenti per una gestione efficiente dell’illuminazione pubblica” http://www.enea.it/it/Ricerca_sviluppo/documenti/ricerca-di-sistema-elettrico/illuminazione-pubblica/2011/278-rds-pdf). L’audit energetico sugli impianti di illuminazione è uno strumento di diagnosi tecnica e di supporto decisionale complementare al PRIC e non si discosta molto dall’audit energetico degli edifici.  Nel caso di mancanza di entrambi è auspicabile dare priorità all’Audit. 

L’Audit Energetico risponde alla domanda fondamentale di: “Quanta energia uso e come la uso?”. 

E’ cioè il documento che permette di conoscere:

  1. Lo stato di fatto dell’impianto di illuminazione pubblica
  2. I dati dei consumi energetici storici riferibili all’impianto
  3. I costi relativi alla manutenzione (ordinaria e straordinaria),
  4. Lo stato di qualità ed efficienza dell’impianto (parti obsolete/mal funzionanti da sostituire) e tutte le criticità dell’impianto,
  5. Le reali esigenze di illuminazione (temporali e localizzative);
  6. La necessità di razionalizzare linee, quadri elettrici e posizionamento punti luce;
  7. Le tecnologie più adatte alla tipologia dell’impianto con l’ottica di efficientamento;
  8. Un prospetto degli eventuali risparmi conseguibili a seguito degli interventi;

Per semplicità di trattazione si prenderà in prestito dal già citato documento dell’Ancitel la distinzione all’interno della definizione di “Audit Energetico” dei due passaggi chiave per la disamina di un impianto d’illuminazione pubblica; 1) Audit dell’impianto; 2) Diagnosi Energetica.

Con Audit Energetico dell’impianto s’intende la raccolta e classificazione immediata e coerente di tutti i dati che riguardano l’impianto di illuminazione. In particolare si pone l’accento sulle prestazioni delle tecnologie installate, sul numero degli apparati dell’impianto, e sul quadro completo dei consumi energetici sostenuti da un’amministrazione cittadina. Per avere una visione complessiva è opportuno catalogare organicamente i dati in un sistema coerente di tabelle e checklist (Punti da 1 a 5).
(Cfr. http://www.progettolumiere.enea.it/filemanager/cms_enealumiere/img/documentazione/Modello_Audit_Lumiere.pdf).

La diagnosi energetica serve per identificarele problematiche insite nel quadro descritto. Vale a dire quali siano le criticità tecniche ed economiche esistenti e la proposta di soluzioni migliorative per la riqualificazione energetica dell’impianto. Si va dalla ottimizzazione dei contratti di fornitura con il distributore alla proposta di nuove tecnologie innovative, dalla gestione ottimale dell’impianto alla  razionalizzazione della struttura dell’impianto. (Punti da 6 a 8). I temi possono essere sintetizzati nelle seguenti attività: a) Ottimizzazione dei contratti di fornitura, b) Installazione di nuove tecnologie, c) gestione ottimale dell’impianto.